Agevolazioni IMU a rischio

Agevolazioni IMU a rischio: tempi duri per chi vuole risparmiare

E’ bello risparmiare, ma occhio a non farlo troppo o alcune agevolazioni possono venire meno: è il caso dell’esenzione Imu e Tasi se si utilizza troppa poca corrente elettrica nella prima casa.

Sono tempi duri per coloro che dichiarano una residenza anagrafica falsa per poter risparmiare sulle spese e sui consumi della propria casa.

In una recente sentenza della Corte di Cassazione, è stato stabilito che se i consumi elettrici sono troppo bassi, allora il Comune di riferimento può decidere di cancellare le agevolazioni Imu.

E’ una grande novità in materia di tasse e normative, tesa a combattere eventuali frodi di tutti quelli alla ricerca di una scorciatoia non corretta per poter risparmiare approfittando dei normali sconti applicati sulle prime case, tra cui Imu, Tari, e Ici.

Agevolazioni IMU a rischio: la bolletta non mente

Stando a ciò che è stato stabilito dalla Corte, i bassi consumi sono una spia sufficiente in grado di evidenziare un utilizzo non consono dell’abitazione.

La sentenza è stata pronunciata qualche giorno fa e crea un precedente importante, nel caso affrontato, il contribuente aveva contestato quanto stabilito dal Comune, il quale aveva corrisposto cifre più alte da pagare a fronte di una bolletta elettrica davvero molto bassa.

E’ fondamentale avere ben chiaro che non serve soltanto dichairare che un’immobile specifico è stato adibito a prima casa per poter godere delle agevolazioni fiscali specifiche.

Attraverso la sentenza, i giudici hanno hanno chiarito che la dichiarazione del contribuente può essere tranquillamente smentita da prove che dimostrano il contrario, come l’esempio già riportato, ovvero i consumi.

infatti, una bolletta elettrica troppo bassa sarebbe sinonimo che in quell’immobile non vive nessuno.

Agevolazioni IMU a rischio: l’ordinanza

Tramite un’ordinanza del 7 giugno 2018, la Cassazione ha affermato che i consumi minimi di luce per un arco di tempo troppo lungo indicano una presenza non normale in casa. Il Comune ha quindi la possibilità di revocare l’agevolazione concessa.

Tale ordinanza è nata dal ricorso presentato alla Cassazione da parte del proprietario di un appartamento nell’isola d’Elba nei confronti di una sentenza della Commissione tributaria di Firenze.

Essa chiedeva il pagamento dell’Ici per il trennio 2008-2010, mentre il proprietario sosteneva di poter usufruire dell’esenzione della tassa che spettava per la prima casa.

La Cassazione ha dato ragione alla Commissione tributaria: “Le risultanze anagrafiche rivestono un valore presuntivo circa il luogo di residenza effettiva e possono essere superate da prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento e suscettibile di apprezzamento riservato alla valutazione del giudice di merito”.

In pratica, anche se il proprietario risulta residente nell’appartamento a seconda dei registri anagrafici, in presenza di prove che dimostrino il contrario, decade il diritto all’agevolazione delle attuali Imu e Tasi.

Nel caso appena citato, tre annualità di bollette della luce troppo basse, sono risultate prove sufficienti a dimostrare la non residenza del proprietario.

L’obiettivo di questa ordinanza è quello di abbassare il fenomeno di chi simula l’acquisto di una prima casa senza viverci davvero, per poter usufruire delle agevolazioni.

Per godere dei benefici fiscali è necessario essere residenti nel comune o impegnarsi a trasferirsi entro 18 mesi dalla data di acquisto e viverci davvero.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here